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Se «Experience», il suo album di debutto come leader, era piaciuto per certe soluzioni intriganti, «Tempus transit» conferma il talento di Pierluigi Villani, forse il miglior batterista newpolitano della sua generazione, figlio d’arte svezzato alla corte di De Simone e poi cresciuto sul crinale tra jazz e pop. La Emarcy, sussidiaria jazz della Universal, memore degli exploit raccolti con Maria Pia De Vito e Luca Aquino, scommette ancora sul jazz campano, e sforna un disco rilassato ed emozionante, dove ritroviamo la regina del canto jazz italiano firmare la prefazione e il trombettista dare man forte ad una squadra di solisti che conoscono l’arte dell’interplay: Roberto Ottaviano al sax soprano e Gaetano Partipilo al sax alto sono le altre voci principali di un lavoro d’insieme, in cui si segnala anche il pianoforte di Francesco «fratello» Villani. Brani originali brillanti e intrisi di fresche melodie mediterranee convivono con riletture dell’Herbie Hancock di «Dolphin dance», del Nick Drake di «Things behind the sun» e della coppia Battisti-Mogol di «29 settembre»: negli ultimi due casi almeno le improvvisazioni avrebbero potuto osare di più, trovando nei temi spunti per discese ardite e risalite più coraggiose. Il drumming di Pierluigi è preciso quanto estroso, inventivo quanto rispettoso della storia del jazz, disposto a cercare l’attenzione, ma anche a restare nelle retrovie, senza strafare. Voce tra le voci in un disco che sembra davvero frutto di un collettivo che sarebbe bello non vedere disperso.
f.v. Il Mattino

  Recensioni: Sound Contest, Musica Jazz